E’ iniziata la nuova era della regolamentazione dell’intelligenza artificiale

E’ iniziata la nuova era della regolamentazione dell’intelligenza artificiale

L’EU AI Act rappresenta il primo quadro normativo organico dedicato alla regolamentazione dello sviluppo, della distribuzione e dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. La normativa introduce requisiti stringenti per i sistemi classificati ad alto rischio e prevede sanzioni rilevanti in caso di non conformità. Analogamente a quanto avvenuto con il GDPR nel campo della governance dei dati, l’impatto dell’EU AI Act è destinato a estendersi ben oltre i confini europei: molte organizzazioni multinazionali stanno infatti adottando gli standard dell’Unione Europea su scala globale, al fine di evitare la complessità e i costi derivanti dalla gestione di regimi normativi frammentati.

In termini pratici, l’EU AI Act rappresenta un cambiamento fondamentale: l’AI passa dall’essere una fonte di innovazione a una funzione regolamentata che richiede lo stesso livello di governance e supervisione previsto per il reporting finanziario o la privacy dei dati.

Le aziende di tutto il mondo stanno dedicando crescente attenzione a questo tema, come evidenziano chiaramente le tendenze delle ricerche online. Il “Relative Search Volume” (RSV) — indice normalizzato che misura l’interesse di ricerca nel tempo — relativo al termine “EU AI Act” ha raggiunto, negli ultimi 90 giorni, il valore massimo di 100/100. Nell’analisi dei dati, un punteggio pari a 100 rappresenta il livello più elevato di interesse registrato nel periodo considerato, confermando come l’attenzione verso questa normativa abbia toccato i massimi degli ultimi tre mesi.

La tempesta perfetta: scadenze, enforcement e rischio AI convergono

Cosa sta quindi alimentando questa crescita di interesse e perché tutta questa urgenza improvvisa?

La risposta sta nelle tempistiche. Con l’avvicinarsi della scadenza del 2 agosto 2026, il settore si sta preparando al momento in cui la maggior parte degli obblighi previsti dall’Act — in particolare quelli relativi ai sistemi AI “ad alto rischio” — diventeranno legalmente vincolanti. I sistemi ad alto rischio sono quelli che possono influire in modo sostanziale sulla sicurezza, sui diritti o sull’accesso ai servizi essenziali delle persone e che, pertanto, richiedono controlli rigorosi. Tra questi rientrano, ad esempio, i sistemi AI utilizzati nei processi di selezione e gestione del personale, nel credit scoring, nell’identificazione biometrica, nell’istruzione, nella sanità, nelle forze dell’ordine, nel controllo delle frontiere, nell’accesso ai servizi pubblici e nel supporto alle decisioni giudiziarie.

Il pacchetto di emendamenti “EU AI Omnibus”, proposto alla fine del 2025, ha ulteriormente aumentato il senso di urgenza introducendo percorsi di compliance più raffinati e accessibili, in particolare per le organizzazioni di dimensioni minori. Il risultato è una seconda ondata di approfondimenti tecnici, mentre le aziende si affrettano a interpretare e implementare questi requisiti.

Questa intensa attività riflette la chiusura del cosiddetto “periodo di grazia”, ovvero l’intervallo tra l’approvazione della legge e la sua piena applicazione. Con sanzioni che possono arrivare fino al 7% del fatturato globale, il passaggio dalla semplice consapevolezza all’effettiva enforcement è ormai evidente nei dati. Con l’avvicinarsi della scadenza, il costante aumento dell’interesse indica una transizione più ampia: dallo sviluppo dell’AI sostanzialmente non regolamentato a un modello di governance standardizzato e ad alto impatto.

Quando l’AI incontra il mobile: una nuova realtà operativa

Allo stesso tempo, la rapida crescita dell’AI sta convergendo con l’adozione sempre più diffusa dei dispositivi mobili. Insieme, queste due tendenze stanno ridefinendo profondamente il modo in cui il lavoro viene svolto e dove emergono i rischi.

I dipendenti interagiscono sempre più frequentemente con servizi di intelligenza artificiale direttamente tramite applicazioni mobili, integrando l’AI generativa nei flussi di lavoro quotidiani. Di conseguenza, il mobile è diventato uno dei principali punti di accesso all’AI, pur restando uno degli ambienti meno visibili e meno governati all’interno delle organizzazioni, con implicazioni rilevanti in termini di controllo, sicurezza e governance.

I tradizionali meccanismi di discovery e controllo, basati sull’ispezione della rete e sulle integrazioni cloud, sono progettati principalmente per attività che avvengono entro i confini aziendali. Di conseguenza, l’utilizzo non autorizzato della cosiddetta “shadow AI” si sta sempre più spostando verso i dispositivi mobili, dove opera al di fuori del controllo e della visibilità dell’organizzazione.

Questo crea un gap critico di compliance. L’EU AI Act richiede tracciabilità, classificazione del rischio e controllo sull’utilizzo dell’AI, ma senza visibilità sulle attività mobile le organizzazioni non sono in grado di monitorare una quota crescente delle interazioni AI nel mondo reale. In pratica, le aziende potrebbero ritenersi conformi pur avendo una parte significativa dell’utilizzo dell’AI completamente fuori dal proprio framework di governance.

Inizia un percorso verso la soluzione

Per affrontare questa sfida, Lookout ha introdotto la soluzione Mobile AI Visibility & Governance come estensione della propria piattaforma di sicurezza mobile. Progettata specificamente per l’ambiente mobile, la soluzione offre visibilità continua a livello di dispositivo sull’utilizzo dell’AI, consentendo alle organizzazioni di individuare applicazioni abilitate all’AI, identificare componenti AI integrati e monitorare le interazioni in tempo reale.

Estendendo la governance fino al “mobile edge”, Lookout contribuisce a colmare gap critici di visibilità, applicare policy e supportare la conformità a framework come l’EU AI Act, permettendo alle aziende di scalare l’adozione dell’AI in modo sicuro, trasparente e allineato alle aspettative normative.

In termini semplici, mentre il conto alla rovescia normativo procede, il mobile è passato dalla periferia al centro della governance dell’AI. Le organizzazioni che non includeranno il livello mobile nella propria strategia di compliance rischiano non solo sanzioni regolamentari, ma anche una perdita fondamentale di visibilità e controllo su come l’AI opera all’interno del business.

Fonte: Lookout

Come la UEM semplifica la gestione IT e accelera la trasformazione del business

Come la UEM semplifica la gestione IT e accelera la trasformazione del business

Il tuo ambiente IT sta diventando sempre più complesso e costoso da gestire? Con la crescita dell’ecosistema dei dispositivi, ottenere visibilità e controllo in tempo reale può sembrare impossibile, soprattutto senza aumentare i costi IT. Se stai cercando di bilanciare sicurezza, efficienza ed esperienza degli utenti, sappi che non sei il solo. È arrivato il momento di superare strumenti frammentati e processi manuali.

In Omnissa vediamo un percorso più semplice. La Unified Endpoint Management (UEM) è la chiave per trasformare le operazioni IT da reattive a proattive. Soluzioni come Omnissa Workspace ONE sono progettate per semplificare la gestione, migliorare la sicurezza e aumentare la produttività dei dipendenti. Vediamo insieme come la UEM può ridefinire il tuo business.

La sfida: un panorama IT frammentato e inefficiente

Molte organizzazioni si trovano a gestire un insieme disomogeneo di strumenti per amministrare dispositivi e sistemi operativi differenti. Questa frammentazione crea ostacoli significativi. I team IT sono sovraccaricati da processi manuali legati agli aggiornamenti software, al monitoraggio dei dispositivi e alla verifica della conformità, rallentando le operazioni e consumando risorse preziose.

Il risultato? Interruzioni tecnologiche frustranti, perdita di produttività e maggiori rischi per la sicurezza. Quando la disponibilità dei dispositivi subisce ritardi e le aspettative degli utenti non vengono soddisfatte, ne risente l’intero business. Ti sembra familiare? È esattamente la sfida che la UEM è stata progettata per risolvere.

Insight chiave: un approccio IT frammentato non crea problemi solo al team IT, ma impatta direttamente il bilancio aziendale attraverso perdita di produttività e maggiori vulnerabilità di sicurezza.

Ridurre i costi operativi con una gestione più intelligente

Immagina di poter gestire ogni endpoint — dai desktop agli smartphone — da un’unica piattaforma centralizzata. Questo è il potere della UEM. Consolidando la gestione, puoi eliminare software ridondanti e automatizzare attività di routine che prima occupavano ore del tempo del team IT.

Omnissa Workspace ONE offre una console centralizzata per supervisionare l’intero parco dispositivi. Questo consente di:

  • Automatizzare le attività di routine: pianificare aggiornamenti software, correggere vulnerabilità e applicare policy automaticamente su tutti i dispositivi. In questo modo il team IT può concentrarsi su iniziative strategiche invece che sulla manutenzione ripetitiva.
  • Standardizzare i processi: implementare pratiche coerenti di gestione del ciclo di vita dei dispositivi, dal deployment alla dismissione. Ogni dispositivo viene configurato correttamente e in sicurezza, indipendentemente dal tipo o dalla posizione.
  • Fornire supporto dinamico: risolvere problemi da remoto e offrire opzioni self-service agli utenti, riducendo i ticket all’helpdesk e velocizzando la risoluzione dei problemi.

Impatto sui clienti: un’azienda modello, basata sull’esperienza di clienti reali Omnissa, ha ridotto del 60% l’effort necessario per la gestione delle patch dopo l’implementazione di Omnissa Workspace ONE. Inoltre, ha semplificato le attività amministrative e dimezzato il carico sull’helpdesk, generando risparmi operativi pari a 672.000 dollari all’anno.

Migliorare sicurezza e compliance

In un mondo di lavoro flessibile, proteggere ogni endpoint è imprescindibile. La UEM fornisce visibilità e controllo per proteggere i dati aziendali, ovunque si trovino i dipendenti. Consente di passare da una postura di sicurezza difensiva a una gestione proattiva del controllo.

Una soluzione UEM robusta rafforza la sicurezza attraverso:

  • Conditional Access: garantire che solo utenti affidabili con dispositivi conformi possano accedere alle risorse aziendali sensibili. Le policy possono essere definite in base a ruolo, posizione, stato del dispositivo e altri parametri.
  • Protezione dalla perdita di dati: implementare policy che impediscano la condivisione o il trasferimento non autorizzato dei dati dalle applicazioni gestite.
  • Miglioramento della compliance: ottenere visibilità in tempo reale sul panorama dei dispositivi per monitorare continuamente la conformità rispetto alle policy interne e alle normative esterne. La remediation automatica riporta rapidamente i dispositivi non conformi in uno stato sicuro.

Insight chiave: la vera sicurezza non consiste solo nel costruire muri, ma nel creare una protezione intelligente e adattiva che accompagni dati e dispositivi ovunque.

Incrementare produttività ed esperienza dei dipendenti

L’esperienza che i dipendenti hanno con la tecnologia influenza direttamente produttività e soddisfazione. Sistemi lenti, complessi e poco affidabili generano attrito e frustrazione. La UEM trasforma questa esperienza rendendo il lavoro semplice e sicuro.

Con una soluzione come Omnissa Workspace ONE puoi offrire un’esperienza utente superiore che aumenta l’efficienza.

  • Onboarding più rapido: fornire un’esperienza “out-of-the-box” in cui i nuovi dispositivi vengono configurati e resi operativi in pochi minuti anziché giorni. I nuovi assunti diventano produttivi fin dal primo giorno.
  • Riduzione dei tempi di inattività: gestione proattiva e portali self-service riducono drasticamente problemi e downtime dei dispositivi. Quando emergono problemi, vengono risolti più rapidamente, limitando le interruzioni operative.
  • Accesso fluido ovunque: consentire ai dipendenti di lavorare da qualsiasi dispositivo e luogo, con accesso semplice e sicuro alle applicazioni e ai dati necessari.

Impatto sui clienti: un’azienda modello, basata sull’esperienza di clienti reali Omnissa, ha migliorato l’esperienza degli utenti finali, risparmiando in media 2,4 ore di produttività per utente all’anno. Questo si è tradotto in risparmi strategici pari a 600.000 dollari annui.

Qual è il prossimo passo?

Il modo di lavorare è cambiato per sempre. Anche il tuo approccio alla gestione IT deve evolversi. Continuare a utilizzare strumenti frammentati e processi manuali non è più sostenibile: è costoso, inefficiente ed espone l’azienda a rischi inutili.

La Unified Endpoint Management offre un percorso semplificato per affrontare la complessità degli ambienti IT moderni. Consolidando la gestione, migliorando la sicurezza e supportando i dipendenti, è possibile generare valore concreto. Come dimostrano gli esempi reali, i benefici in termini di deployment dei dispositivi, efficienza operativa e produttività strategica sono significativi.

Sei pronto a lasciarti alle spalle la complessità IT?

Scopri come aziende simili alla tua hanno trasformato la gestione IT grazie ai nuovi report sull’impatto della UEM.

Analizza l’impatto concreto sul business in aree come il deployment dei dispositivi, l’efficienza operativa e i risparmi strategici, accedendo al report più adatto alle dimensioni della tua organizzazione.

Fonte: Omnissa

La tua governance AI si basa su supposizioni

La tua governance AI si basa su supposizioni

Immagina questa scena.

Entra un auditor. Magari è per il rinnovo della cyber insurance. Magari è il tuo stesso consiglio di amministrazione dopo che una brutta notizia è finita sui giornali. In ogni caso, hanno una domanda semplice:

“Potete mostrarci tutti gli strumenti di AI effettivamente in esecuzione nel vostro ambiente in questo momento?”

Non quelli approvati sulla carta. Quelli che ci sono davvero.

La Policy e la Realtà

Ogni organizzazione con cui parliamo ha fatto i compiti. La policy sull’utilizzo dell’AI è stata scritta. Gli strumenti approvati sono stati definiti. Qualcuno probabilmente ha dedicato parecchio tempo nella stesura di quella lista di tool consentiti.

Il problema è questo: i dipendenti non stavano aspettando quella lista.

Il 69% delle organizzazioni sospetta o ha prove che i dipendenti stiano utilizzando strumenti pubblici di GenAI proibiti (Gartner). Non stiamo parlando di pochi “ribelli”. Parliamo della maggioranza. Mentre si scrivevano le policy, le persone stavano già usando ChatGPT per riassumere email, installando estensioni Copilot in Chrome e utilizzando assistenti AI per il coding nei propri ambienti di sviluppo.

Alcuni di questi strumenti girano su dispositivi gestiti. Altri no. Molti si collegano a servizi esterni e trasferiscono dati fuori dall’ambiente aziendale ogni singolo giorno.

E qui arriva la parte più scomoda: la maggior parte dei team IT e Security non sa realmente quali strumenti siano presenti.

Il Problema delle Liste

Le soluzioni di discovery tradizionali si basano su un presupposto ragionevole: decidi dove guardare, e gli strumenti vanno a cercare lì. Definisci subnet, range IP, dispositivi da monitorare. Gli strumenti fanno bene questo lavoro. Trovano tutto ciò che gli hai indicato.

Ma l’AI non chiede il permesso prima di comparire nella tua lista.

Un’estensione browser si installa in trenta secondi. Un consulente che collega il proprio laptop non apre un ticket. Uno sviluppatore che avvia un server locale per modelli AI sicuramente non avvisa l’IT.

Niente di tutto questo appare in uno strumento di discovery che guarda solo dove gli è stato detto di guardare.

Non si tratta di una mancanza di impegno. È un fallimento architetturale. Gli strumenti sono stati progettati per un mondo in cui tutto veniva aggiunto alla rete passando dall’IT. Quel mondo non esiste più.

Il 2 Agosto è Più Vicino di Quanto Sembri

Se operate nell’UE, o fate business lì, aggiungete anche una scadenza concreta alla lista delle preoccupazioni. L’EU AI Act richiede alle organizzazioni di classificare i sistemi AI in base al livello di rischio, mantenere documentazione e conservare evidenze sull’utilizzo di tali sistemi. L’applicazione entrerà in vigore dal 2 agosto 2026.

Non puoi classificare sistemi che non sai nemmeno che esistano.

La maggior parte delle organizzazioni oggi non possiede nemmeno un inventario formale dell’AI. Quello che hanno è una lista degli strumenti approvati. Ma sono due cose molto diverse.

C’è poi il problema dell’automazione, ed è ancora più subdolo della compliance. Tutti i workflow su cui avete investito — patching, enforcement delle policy, trigger di incident response — funzionano sull’inventario disponibile. Quando quell’inventario ha dei buchi, l’automazione non si ferma a riflettere. Continua ad agire sulla base di una visione incompleta, sempre più velocemente di quanto qualcuno possa correggere manualmente.

Un dispositivo non incluso nell’ambito di applicazione non viene aggiornato. Una connessione AI di cui nessuno era a conoscenza non viene esaminata. Le lacune non rimangono tali a lungo. Diventano policy di fatto.

Cosa Sta Cambiando Davvero?

Durante il nostro revence webinar Pulse, il team di prodotto ha mostrato due novità che stanno cambiando questo scenario. Ed entrambe meritano attenzione.

La prima è il tracciamento dell’utilizzo dell’AI.

Si abilita dalle impostazioni di discovery di Lansweeper e inizia a raccogliere informazioni sui servizi AI esterni a cui i dispositivi si stanno collegando: ChatGPT, Copilot e altri. Non si limita a segnalare che “questo strumento è installato”, ma rileva le connessioni effettive, monitorate su un periodo di 14 giorni, associate alle singole risorse. È possibile vedere quale dispositivo, con quale frequenza e quanti dati vengono trasferiti.

Se la tua policy prevede che Copilot sia lo strumento approvato e non ChatGPT, puoi verificarlo immediatamente senza dover scavare nei firewall log. La dashboard di AI Asset Management centralizza tutto in un unico punto, permettendo a IT e Security di lavorare finalmente sugli stessi dati, nello stesso momento, senza il solito rimpallo su quale fonte sia affidabile.

La seconda novità è il Traffic Sensor, attualmente in beta.

Invece di partire da una lista di dispositivi da analizzare, il Traffic Sensor ascolta ciò che sta realmente comunicando sulla rete. Se qualcosa è presente e attivo, emerge automaticamente. Non perché qualcuno lo abbia inserito nello scope, ma perché è stata la rete stessa a segnalare la sua presenza.

Durante il webinar Pulse, uno dei product manager ha usato un’analogia con la “fog of war” dei videogiochi strategici, ed è sorprendentemente accurata.

La discovery tradizionale “illumina” solo le aree che hai deciso di esplorare. Tutto ciò che resta fuori da quelle aree rimane al buio. Il Traffic Sensor è ciò che dissolve quella nebbia. Non si chiede se hai guardato nei posti giusti: parte da ciò che sta realmente accadendo sulla rete.

Per la governance dell’IA, questo è l’elemento che colma il divario. Uno strumento di IA in esecuzione su un dispositivo che nessuno ha mai individuato non è più invisibile perché il Traffic Sensor lo troverà. La discovery completa i dettagli. Quel dispositivo precedentemente ignorato — e tutto ciò che vi gira sopra — entra finalmente nella stessa visione operativa utilizzata dal team.

Come Si Presenta realmente una prova concreta

Ecco cosa cambia quando puoi finalmente rispondere alla domanda dell’auditor senza andare nel panico.

Non si tratta semplicemente di dire “abbiamo una buona visibilità”. Molti team lo dicono. La differenza è poter dimostrare come quella visibilità sia stata costruita: partendo da ciò che la rete stessa ha rivelato, non da una lista compilata anni fa sperando che nulla cambiasse nel frattempo.

Questa è evidenza concreta. Ed è l’evidenza che regge quando la pressione aumenta.

La maggior parte dei team oggi non è ancora arrivata a questo punto, e sinceramente non è colpa loro. Gli strumenti su cui si basano non sono mai stati progettati per il modo in cui l’AI si diffonde realmente.

L’AI usage tracking e il Traffic Sensor sono l’inizio di una correzione di quelle fondamenta.

La domanda dell’auditor arriverà.
La domanda del board arriverà.

La risposta può essere chiara e immediata, senza dover rincorrere informazioni mancanti.

Monitoraggio dell’utilizzo dell’IA

Vai su [Discovery > Actions] nel tuo portale Lansweeper, abilita la funzione e apri la dashboard di AI Asset Management. I dati sono già disponibili.

Fonte: Lansweeper

Come proteggere i dati dei pazienti dagli attacchi di phishing

Come proteggere i dati dei pazienti dagli attacchi di phishing

Secondo il HIPAA Journal, il phishing rimane uno dei metodi di attacco più comuni ed efficaci impiegati contro le organizzazioni medico-sanitarie ed è una delle principali cause di violazioni dei dati nel settore sanitario. Con la crescente digitalizzazione del settore sanitario, i criminali informatici prendono sempre più di mira medici e personale amministrativo per accedere alle cartelle cliniche elettroniche e ad altre informazioni sanitarie protette. Cadere negli attacchi di phishing può causare perdite finanziarie, interruzioni dell’assistenza ai pazienti, divulgazione delle cartelle cliniche e violazioni della conformità HIPAA.

Le strutture sanitarie possono proteggere i dati dei pazienti dagli attacchi di phishing formando i dipendenti sulla consapevolezza del phishing, applicando procedure di autenticazione rigorose e utilizzando un gestore di password affidabile.

Perché il settore sanitario è bersaglio di attacchi di phishing

I criminali informatici prendono di mira le organizzazioni sanitarie perché conservano dati di grande valore in ambienti in rapida evoluzione e con personale numeroso e distribuito. A differenza della maggior parte dei settori, il settore sanitario gestisce informazioni personali sensibili, importanti transazioni finanziarie e servizi vitali, cosa che lo rende un bersaglio particolarmente vulnerabile agli attacchi di phishing.

Dati importanti dei pazienti

Le organizzazioni sanitarie archiviano grandi quantità di informazioni sanitarie protette, tra cui prescrizioni, cartelle cliniche, diagnosi, dati assicurativi e numeri di previdenza sociale. Le informazioni sanitarie protette possono essere molto più preziose per i criminali informatici rispetto alla maggior parte dei dati di identificazione personale, come i numeri delle carte di credito, poiché queste ultime possono essere rapidamente bloccate e riemesse. A differenza delle carte di credito, le cartelle cliniche e i numeri di previdenza sociale non possono essere sostituiti facilmente, il che li rende particolarmente preziosi per attività illecite a lungo termine. Le informazioni sanitarie protette rubate possono essere usate per furti d’identità medica, frodi assicurative e persino truffe di fatturazione. Grazie alla loro completezza e persistenza nel tempo, i dati sanitari vengono spesso venduti a prezzi superiori rispetto ai dati finanziari sul dark web, rendendo ospedali e compagnie assicurative obiettivi particolarmente redditizi.

Ambienti clinici dal ritmo serrato

Gli ambienti sanitari sono caratterizzati da un clima di forte pressione, in cui i medici e il personale devono rispondere con urgenza alle esigenze dei pazienti. Nei pronto soccorso e nelle unità di terapia intensiva, la velocità è fondamentale e gli attacchi di phishing sfruttano proprio questa urgenza. Le e-mail di phishing possono affermare che è necessario intervenire immediatamente, che un sistema critico deve essere aggiornato o che l’accesso a un account sta scadendo. A causa dell’urgenza di questi messaggi, è più probabile che un professionista sanitario li apra e agisca rapidamente senza pensarci. I professionisti sanitari molto impegnati potrebbero non prendersi il tempo di controllare i domini dei mittenti, trascinare il cursore sui link sospetti o verificare le richieste immotivate di accesso o di credenziali. I criminali informatici ne approfittano, ideando campagne di phishing su misura per aumentare le loro possibilità di successo.

Personale che opera in modalità distribuita e di telemedicina

I grandi ospedali impiegano migliaia di operatori sanitari, si affidano a fornitori terzi e si coordinano con le compagnie assicurative, creando sistemi ampi e interconnessi. Con la crescente diffusione della telemedicina, le organizzazioni sanitarie devono ampliare l’accesso remoto sicuro per garantire la protezione delle cartelle cliniche, dei portali dei pazienti e di altre piattaforme. Ogni nuovo utente, dispositivo e connessione espande la superficie di attacco, aumentando così il rischio di phishing.

Esempi di attacchi di phishing nel settore sanitario

I cyber criminali adattano le loro tattiche per rispecchiare i processi clinici e i flussi di lavoro reali, rendendo gli attacchi di phishing sanitario più efficaci. Ecco alcuni esempi comuni di come possono apparire questi attacchi di phishing:

  • False pagine di accesso alle cartelle cliniche: i criminali informatici inviano e-mail che si spacciano per sistemi di gestione delle cartelle cliniche elettroniche, sostenendo che l’account dell’utente sia stato sospeso o che la password debba essere reimpostata. Se l’utente inserisce le proprie credenziali nella pagina fasulla, i criminali informatici possono appropriarsene per accedere alle cartelle cliniche o muoversi lateralmente all’interno della rete sanitaria.
  • Ransomware inviato tramite e-mail di phishing: un’e-mail di phishing può avere un allegato denominato “Fattura in sospeso”; o “Risultati di laboratorio aggiornati del paziente”, che invita i professionisti sanitari a scaricare il contenuto. Tuttavia, l’allegato può contenere malware o un link malevolo che concede l’accesso, il che può infine causare il diffondersi del ransomware. Il ransomware può impedire ai professionisti sanitari di eseguire interventi chirurgici o di elaborare prescrizioni urgenti, influenzando direttamente la sicurezza e la cura dei pazienti.
  • Compromissione delle e-mail aziendali (BEC): i dipendenti sanitari possono ricevere e-mail che sembrano provenire dal direttore finanziario o dal manager della loro organizzazione, che richiedono di aggiornare le informazioni sulle buste paga o modificare i dati di pagamento dei fornitori. Se i dipendenti dovessero assecondare tali richieste, i fondi potrebbero essere trasferiti direttamente ai criminali informatici e le informazioni sanitarie protette potrebbero essere esposte.
  • Spear phishing: lo spear phishing è un tipo di attacco di phishing che prende di mira individui specifici, come i dirigenti. Un medico o un dirigente può ricevere un’e-mail personalizzata che fa riferimento a informazioni pubbliche disponibili ma contiene un documento malevolo mascherato da revisione del caso del paziente o da richiesta urgente. I criminali informatici prendono di mira i medici per i loro privilegi di accesso alle cartelle sanitarie e i dirigenti per la loro capacità di effettuare bonifici bancari.

In che modo le organizzazioni sanitarie possono prevenire gli attacchi di phishing

La prevenzione degli attacchi di phishing nel settore sanitario inizia con la formazione dei dipendenti, un sistema di autenticazione efficace, controlli di accesso dettagliati e piani chiari di risposta agli incidenti.

Formare il personale sanitario sulla consapevolezza del phishing

I dipendenti sono i principali obiettivi del phishing, per cui la formazione continua sulla sicurezza è fondamentale. Medici, staff amministrativo, responsabili e team IT devono saper riconoscere le e-mail sospette prima di aprirle. Il personale sanitario dovrebbe essere formato per identificare i domini e-mail falsificati, passare il mouse sui link prima di cliccare, non scaricare mai allegati non richiesti e segnalare eventuali e-mail sospette. Oltre alla formazione regolare, le organizzazioni sanitarie dovrebbero eseguire regolarmente test simulati di phishing per identificare in quali aree i dipendenti devono migliorare la consapevolezza della sicurezza.

Richiedere l’autenticazione a più fattori (MFA) ovunque

Poiché alcuni tentativi di phishing avranno comunque successo, è necessario applicare l’autenticazione a più fattori (MFA). Con l’applicazione dell’autenticazione a più fattori (MFA), le credenziali rubate non possono essere utilizzate per accedere senza autorizzazione ai sistemi sanitari. Le organizzazioni sanitarie dovrebbero richiedere l’autenticazione a più fattori (MFA) per gli account e-mail dei dipendenti, i sistemi di cartelle cliniche elettroniche, le piattaforme di telemedicina e tutti gli account con privilegi. Alcuni metodi di MFA sono più efficaci di altri contro il phishing: le chiavi di sicurezza hardware, le passkey e i sistemi biometrici rappresentano metodi di MFA più efficaci rispetto ai codici inviati via SMS, che possono essere intercettati e sfruttati a fini illeciti.

Applicare l’accesso con privilegi minimi e la sicurezza zero-trust

Limitare l’accesso a PHI (Protected Health Information) riduce il potenziale danno di un account compromesso. Con l’accesso con privilegi minimi, agli utenti viene concesso accesso solo ai sistemi e ai dati di cui hanno bisogno per svolgere il loro lavoro. Ad esempio, un infermiere non dovrebbe avere pieno accesso ai dati di fatturazione, mentre ai fornitori esterni dovrebbe essere consentito l’accesso solo alle risorse di cui hanno bisogno. I controlli di accesso basati sul ruolo (RBAC, Role-Based Access Controls) supportano questo approccio con privilegi minimi assegnando permessi in base ai titoli professionali anziché su base individuale. Quando combinati con i principi di sicurezza zero-trust, in cui ogni richiesta di accesso viene continuamente verificata, le organizzazioni sanitarie possono impedire ai criminali informatici di muoversi lateralmente sulle loro reti se le credenziali vengono compromesse.

Migliorare la sicurezza delle e-mail con filtri anti-phishing

Una soluzione avanzata per la sicurezza delle e-mail può bloccare molti tentativi di phishing prima ancora che raggiungano la casella di posta elettronica di un operatore sanitario. I moderni sistemi di filtraggio anti-phishing utilizzano il rilevamento delle minacce basato su AI, l’analisi degli URL e i protocolli di autenticazione dei domini per analizzare link e allegati alla ricerca di intenti malevoli. Anche con un filtraggio avanzato in atto, i dipendenti dovrebbero comunque verificare che link o allegati siano sicuri prima di fare clic o scaricare.

Creare un piano efficace di risposta agli incidenti

Le organizzazioni sanitarie devono partire dal presupposto che alcuni tentativi di phishing andranno a buon fine, anche in presenza di solide misure preventive. Un piano di risposta agli incidenti chiaro minimizza i danni potenziali e garantisce che gli incidenti di sicurezza vengano gestiti il più rapidamente possibile. Un piano efficace di risposta agli incidenti dovrebbe includere quanto segue:

  • Definire procedure chiare per la segnalazione di e-mail sospette
  • Definire protocolli per i team di conformità
  • Indicare i passaggi per isolare gli account compromessi sulla rete
  • Creare delle procedure per le indagini forensi

Investire in un gestore di password sicuro

Se i dipendenti sanitari utilizzano password deboli o riutilizzate su più sistemi, un singolo login compromesso può fornire ai criminali informatici l’accesso a molti account privilegiati. Un gestore di password sicuro come Keeper® aiuta le organizzazioni sanitarie a evitare il riutilizzo delle password, generare password uniche per ogni account, archiviare in modo sicuro le credenziali e condividere l’accesso in tutta sicurezza tra i membri del team. Negli ambienti che richiedono l’accesso condiviso, una gestione sicura delle password è fondamentale.

Proteggere i dati dei pazienti con Keeper

Gli attacchi di phishing nel settore sanitario mettono direttamente a repentaglio la sicurezza dei pazienti e la conformità normativa. Per adottare un approccio proattivo al phishing, le organizzazioni sanitarie devono valutare le proprie procedure di sicurezza attuali, eseguire test di phishing, implementare un sistema di MFA resistente al phishing e formare i dipendenti in materia di phishing. Migliorando le difese con un gestore di password sicuro come Keeper, le organizzazioni sanitarie non solo proteggono le informazioni sanitarie protette, ma salvaguardano anche il proprio personale e i pazienti.

Fonte: Keeper Security