Il racconto che faccio quando parlo di sicurezza dei dati con le banche

Il racconto che faccio quando parlo di sicurezza dei dati con le banche

Scritta su un treno delle 7 del mattino, dopo tre caffè decisamente pessimi.

Questo articolo è nato come un messaggio su Teams al nostro Direttore Marketing. Ero sul treno delle 7 diretto a Manhattan, con tre caffè decisamente pessimi già in corpo, e avevo appena finito di spiegare a un collega cosa fa realmente PKWARE per le banche.

Ecco la storia che gli ho raccontato.

Quando entro in una grande banca, la domanda non è: Che cosa fa il vostro prodotto?Ogni fornitore ha il suo prodotto e la sua presentazione.

La vera domanda, quella che nessuno esprime apertamente, è un’altra:

“Considerata la complessità della nostra infrastruttura, sappiamo davvero dove si trovano tutti i nostri dati sensibili? E siamo in grado di proteggerli prima che qualcun altro possa comprometterli?”

Questa non è una domanda sulla qualità del lavoro del team di sicurezza. È una domanda che nasce dalla complessità dell’infrastruttura.

Con oltre duecentomila endpoint, numerosi ambienti cloud, milioni di file in SharePoint e sistemi legacy che continuano a gestire processi mission critical, la visibilità dei dati non è più un problema operativo: è un problema di architettura.

Vediamo come questa conversazione si traduce nella pratica, attraverso alcuni esempi tratti dalle banche con cui lavoro.

JPMorgan Chase: oltre un quarto di milione di endpoint

JPMorgan Chase gestisce più di 250.000 endpoint: sale operative, filiali, call center, notebook dei consulenti e dispositivi distribuiti in sedi che spesso nemmeno l’inventario IT riesce a censire completamente.

Su ciascuno di questi sistemi può essere presente qualche dato sensibile lasciato lì per errore: informazioni sulle carte di pagamento (PCI), dati personali (PII), vecchi screenshot di conti clienti salvati durante attività di assistenza e mai rimossi.

È qui che interviene PK Protect.

La piattaforma non si limita a individuare questi dati. Identifica il tipo di informazione, da quanto tempo è presente, verifica se è ancora utilizzata oppure se è ormai obsoleta e applica automaticamente la policy di protezione prevista.

A seconda del caso, il dato può essere cifrato, mascherato, anonimizzato, archiviato o eliminato. La scelta dipende dal tipo di dato, dai requisiti normativi e dalle politiche definite dall’organizzazione.

Una sola scansione. Un unico motore di policy. Più di 250.000 endpoint gestiti.

Fiserv: mettere ordine per semplificare gli audit

Per Fiserv il problema è diverso.

I dati sensibili non sono sconosciuti: sono semplicemente ovunque. Server, cartelle condivise, repository legacy.

L’obiettivo del CISO non è tanto scoprirli, quanto poter affrontare serenamente un audit.

Per questo PK Protect esegue la scansione dell’infrastruttura e, oltre a proteggere i dati, li centralizza in repository definiti e controllati.

In questo modo esiste un unico punto in cui risiedono le policy, un unico punto di riferimento per gli auditor e un ambiente facilmente gestibile dal team Compliance.

Quando arriva un’ispezione da parte dell’autorità di vigilanza, la domanda Dove sono conservati i dati delle carte di pagamento? non richiede una riunione di novanta minuti. Basta una semplice interrogazione del sistema.

Western Union: SharePoint oltre i limiti di scalabilità

Western Union gestisce centinaia di milioni di record dei clienti e un’enorme infrastruttura SharePoint.

Microsoft consente di applicare le Sensitivity Labels ai documenti, ma gli strumenti nativi presentano limiti di scalabilità quando i volumi diventano estremamente elevati.

È qui che PK Protect fa la differenza.

La piattaforma individua i contenuti sensibili e applica automaticamente le etichette Microsoft anche su volumi molto superiori.

E se un file non può essere etichettato, la policy non si interrompe.

Il sistema passa automaticamente all’azione successiva prevista: maschera il contenuto, lo anonimizza, lo sposta oppure lo mette in quarantena.

In altre parole, il dato viene comunque protetto.

Wells Fargo e USAA: la stessa protezione, anche su scala petabyte

Ora immaginiamo un’infrastruttura di dimensioni ancora maggiori. Non parliamo più di endpoint, ma di cluster HDFS, tabelle Hive, bucket S3 e Azure Data Lake: gli ambienti in cui operano organizzazioni come Wells Fargo e USAA.

In contesti di questo tipo, una sola configurazione errata di un bucket può esporre su Internet una quantità di dati personali (PII) superiore a quella gestita complessivamente da alcuni piccoli Paesi.

Il motore di scansione è lo stesso. Le policy sono le stesse. Anche le opzioni di protezione rimangono invariate.

Ciò che cambia è l’ambiente in cui i dati risiedono.

PK Protect tratta un data lake di dimensioni petabyte con lo stesso approccio utilizzato per il laptop di un responsabile marketing: individua i dati sensibili, li classifica, li protegge e ne dimostra la conformità.

Il livello di controllo rimane identico; cambia soltanto il contesto in cui viene applicato.

È questo il principio su cui si basa l’intera piattaforma.

Truist: il mainframe che molti fornitori preferiscono evitare

È a questo punto che la conversazione cambia spesso tono. Basta parlare di dataset COBOL, file GDG o file PDS perché molti fornitori di soluzioni di sicurezza “moderne” sfoggiano un sorriso di circostanza e cambino rapidamente argomento.

Noi no.

Con Truist applichiamo ai sistemi mainframe lo stesso approccio che utilizziamo per un laptop. Individuiamo i dati sensibili all’interno dei programmi COBOL e dei dataset associati, quindi applichiamo le policy di protezione previste: crittografia, mascheramento, anonimizzazione o eliminazione dei dati, a seconda delle esigenze.

Il mainframe entra così a far parte dello stesso piano di controllo che governa endpoint e ambienti cloud.

Per le banche che operano con infrastrutture di questo tipo – e sono molte più di quanto lascino intendere i report degli analisti – questa rappresenta una differenza sostanziale.

Pochissimi fornitori sono in grado di offrire una protezione unificata su tutti e tre gli ambienti: endpoint, cloud e mainframe. Ed è proprio questo che rende la conversazione con i clienti molto più concreta.

Cosa significa, in concreto

L’idea è semplice: un’unica interfaccia, un unico prodotto e un solo motore di policy in grado di operare sugli endpoint di JPMorgan Chase, sui file server di Fiserv, su SharePoint di Western Union, sui data lake di Wells Fargo e USAA e sui mainframe di Truist.

L’obiettivo non è vendere una singola funzionalità.

Le banche acquistano qualcosa di molto più importante: la certezza che i dati sensibili siano individuati correttamente, protetti in modo coerente e sempre conformi ai requisiti normativi.

Secondo PKWARE, questo livello di affidabilità può essere raggiunto soltanto attraverso un’architettura unica, capace di gestire ogni ambiente in cui i dati vengono archiviati.

Questa è la storia che racconto ogni volta. Mi ci sono voluti un viaggio in treno e tre pessimi caffè per metterla nero su bianco. ll caffè, per fortuna, è stato l’unica cosa davvero difficile di quella mattina.

La conclusione, però, rimane la stessa.

Se ti occupi di sicurezza o protezione dei dati nel settore bancario e questa conversazione ti suona familiare, parliamone

Fonte: EJ Pappas – Pkware

Mantieni il controllo sui dati finanziari – Sicurezza di nuova generazione

Mantieni il controllo sui dati finanziari – Sicurezza di nuova generazione

Le società di servizi finanziari che raccolgono una visione a 360 gradi dell’attività dei clienti per accelerare le strategie di vendita e di marketing, condividono informazioni altamente sensibili con terze parti, da partner commerciali a fornitori di servizi, aumentando la vulnerabilità di dati già sensibili.

Nel frattempo, i criminali informatici hanno preso di mira le società di servizi finanziari e assicurativi con attacchi sempre più sofisticati e su larga scala. Nonostante l’impatto finanziario e reputazionale di questi attacchi, nonché i requisiti di conformità sempre più rigorosi imposti dalle autorità di controllo, molte società non dispongono di strategie adeguate a prevenire le violazioni e mantenere i propri dati al sicuro. Peggio ancora, le società non gestiscono le minacce provenienti da terze parti o da “interni” – dipendenti e partner attuali o precedenti con accesso privilegiato ai dati.

Il passaggio ai canali digitali e ad altre tecnologie può portare benefici ai servizi finanziari, ma introduce anche nuovi rischi, inducendo le banche a concentrarsi sul miglioramento della protezione per conto dei clienti. Le minacce alla sicurezza informatica si sono inoltre spostate dagli attacchi ai singoli istituti agli attacchi al sistema finanziario più ampio, richiedendo nuove strategie.

PK Protect per i servizi finanziari

Minacce dall’interno
Non ci sono solo le terze parti: le aziende devono gestire anche le minacce provenienti da dipendenti o ex dipendenti e partner con accesso privilegiato ai dati.

Rispettare le linee guida per la protezione
PK Protect offre formati di masking unici e personalizzati che consentono una protezione sofisticata dei campi relativi a carte di credito, ABA bank routing e numeri di conto.

Sicurezza fruibile
Le misure di sicurezza dei dati non possono ostacolare l’erogazione del servizio clienti, la comunicazione interna o altre importanti esigenze aziendali.

Protezione continua
La soluzione automatizzata per la sicurezza dei dati PK Protect di PKWARE include la crittografia di file, e-mail e una cifratura che mantiene il formato (Format Preserving Encryption), in modo che le banche possano essere certe di disporre di una tecnologia di sicurezza in grado di controllare accuratamente l’accesso ai dati sensibili.

Risposta e ripristino
Gli attacchi sono inevitabili; le società finanziarie hanno bisogno di un piano di risposta e ripristino documentato per contrastarne gli effetti.

Trovare per proteggere
PK Protect individua ogni luogo in cui sono archiviati dati personali sensibili per aiutare le aziende a mantenere visibilità e controllo sui dati.

Protezione continua per record e dati

I requisiti di cybersecurity e di protezione dei dati personali vengono continuamente rivisti man mano che la tecnologia si espande e migliora. PK Privacy aggiunge un’ulteriore protezione identificando i dati che possono e/o devono essere archiviati o eliminati in base alle policy, all’età o al mancato utilizzo.

Fonte: PKWARE

PCI DSS versione 4.0: Come rispondere agli incident di discovery di dati sensibili

PCI DSS versione 4.0: Come rispondere agli incident di discovery di dati sensibili

Nel marzo 2022, il PCI Standards Security Council (PCI SSC) ha rilasciato pubblicamente l’ultimo aggiornamento del PCI Data Security Standards (DSS), versione 4.0. Se non l’avete ancora fatto, è il momento di iniziare a scoprire i dettagli e i modi per prepararsi alla conformità. La vostra azienda non sarà tenuta a rispettare gli standard PCI DSS versione 4.0 fino a marzo 2024. È il momento di mettere in atto soluzioni che vi consentano di soddisfare e mantenere la conformità agli standard PCI DSS con la versione 4.0.

Aspettarsi l’inaspettato

Con il rilascio della nuova versione 4.0 degli standard PCI DSS, sono stati aggiunti una serie di chiarimenti e controlli basati sulla valutazione del settore delle tecnologie in continua evoluzione, sul feedback degli stakeholder e sui risultati delle indagini sulle violazioni. Gli standard PCI DSS sono un insieme minimo di controlli di base per la protezione dei dati delle carte di pagamento e, con l’evolversi della tecnologia, anche i requisiti di protezione devono evolversi. Con la versione 4.0, ad esempio, PCI DSS ha spostato l’attenzione su requisiti incentrati sugli obiettivi.

Una delle nuove aree di interesse è l’inclusione dei dati dei titolari di carta nelle procedure di incident rispose ogni volta che vengono trovati in aree non previste. Il requisito 12.10.7 aggiunge questo aspetto allo standard come semplice “best practice” fino al 31 marzo 2025, dopodiché diventerà un requisito obbligatorio per tutte le aziende.

Requisito 12.10.7: Esistono procedure di incident response, da avviare al rilevamento di un PAN memorizzato in un luogo anomalo, che comprendono:

  • Determinare cosa fare se il PAN viene scoperto al di fuori del CDE, compreso il suo recupero, l’eliminazione sicura e/o la migrazione nel CDE attualmente definito, a seconda dei casi.
  • Identificare se i dati di autenticazione sensibili sono memorizzati con il PAN.
  • Determinare la provenienza dei dati dell’account e il modo in cui sono finiti in un luogo non previsto.
  • Rimediare alle fughe di dati o alle lacune dei processi che hanno portato i dati dell’account in un luogo non previsto.

Trovare ciò che non si sta cercando

Come può un’azienda svolgere questo compito in modo significativo senza effettuare una ricerca attiva dei dati in tempo quasi reale? In parole più semplici: Come si fa ad attivare un allarme per qualcosa che non si sta scansionando perché non rientra nell’ambito di applicazione?

Eseguire il rilevamento dei dati su un sistema o all’interno di un’applicazione ogni trimestre, sei mesi o, peggio, ogni anno non fornisce alcuna garanzia che questo controllo stia effettivamente fornendo valore all’azienda. Sebbene l’intento del controllo sia quello di garantire che le aziende abbiano una risposta documentata quando si verifica una violazione del loro ambito e che venga eseguita l’azione corretta, è importante notare che i dati sensibili che si trovano in luoghi in cui non dovrebbero essere collocati sono e sono sempre stati un incidente di sicurezza. Le norme PCI DSS possono non averlo specificamente indicato in passato, ma i dati della carta che si trovano in luoghi non adatti devono essere trattati come un incidente di sicurezza. In caso contrario, di default l’ente sta confermando che quel luogo è approvato per l’archiviazione o la trasmissione dei dati della carta.

Trovare e distruggere (o rimediare!) con la discovery automatizzata

Cosa può fare un’azienda per migliorare il proprio programma di sicurezza e governance dei dati? L’implementazione corretta di questi controlli in modo avanzato e automatizzato può contribuire in modo significativo ad aumentare la  sicurezza di un’azienda, oltre a fornire un enorme balzo in avanti verso la riduzione dei rischi, il tutto mantenendo la conformità. Tuttavia, la sfida rimane quella di trovare i dati in luoghi in cui non ci si aspetta che siano, soprattutto quando questi luoghi si trovano al di fuori dell’ambito PCI definito.

L’esecuzione di un rilevamento automatico su workstation, server e altri dispositivi può aiutare a combattere la dispersione dei dati che è prevalente nel mondo di oggi. Poiché molte persone che prima lavoravano in ufficio ora portano la tecnologia a casa, le aziende hanno faticato a mantenere processi e flussi di lavoro che proteggessero al contempo la società e consentissero la produttività.

Fortunatamente, soluzioni come PK Protect sono in grado di eseguire il rilevamento in tempo reale su una miriade di piattaforme, comprese tutte le tecnologie più comuni per gli utenti, indipendentemente dal fatto che le aziende considerino o meno il posto in questione come parte dell’ambito PCI. Quando i dati vengono rilevati, la piattaforma PK Protect può trasmettere gli eventi in syslog e in altri formati comuni, consentendo alle aziende di segnalare adeguatamente la scoperta di dati sensibili. Ciò consente di gestire le discovery dei dati nello stesso modo in cui i team di sicurezza gestiscono gli incidenti esistenti, senza la necessità di nuove applicazioni o complessità aggiuntive.

Ogni volta che vengono rilevati dei dati, PK Protect consente al team di sicurezza di classificare, crittografare, eliminare, mettere in quarantena o addirittura cancellare automaticamente i dati rilevati in base alla posizione, all’utente, al tipo di dati o ad altri criteri definiti dall’azienda. Ciò consente una risposta immediata, che supporta ulteriormente il processo di risposta agli incidenti aziendali, consentendo al team di sicurezza di avere il tempo necessario per gestire correttamente un incidente con la certezza che i dati sono già stati protetti e/o distrutti.

Il mondo è certamente cambiato dall’ultimo aggiornamento importante degli standard PCI DSS nel 2018. I cambiamenti della versione 4.0 possono sembrare molti da preparare, ma non dovete farlo da soli. PKWARE può aiutarvi.

Fonte: PKware