Sicurezza informatica nel 2022: le 8 previsioni di VMware

Sicurezza informatica nel 2022: le 8 previsioni di VMware

Il 2021 della sicurezza informatica è stato caratterizzato da un aumento dei cyberattacchi e da una loro sempre maggiore sofisticazione. Una tendenza destinata a rafforzarsi nel corso del 2022, come prevedono anche gli esperti di VMware.

Secondo la nuova edizione del rapporto Clusit, nel 2021 gli attacchi gravi compiuti per finalità di cybercrime, ossia per estorcere denaro alle vittime, sono cresciuti del 21% e oggi rappresentano l’88% del totale. Nei primi sei mesi del 2021, il 25% degli attacchi mappati è stato diretto verso l’Europa (senza contare gli attacchi multipli); nel 2020 la quota era al 17% ed era all’11% nel 2019.In questo scenario, alcuni dei responsabili sicurezza di VMware hanno voluto delineare alcune previsioni di quello che può aspettarci nel 2022.

I cyberattacchi alle industrie critiche sconvolgeranno le vite umane

Secondo James Alliband, Senior Security Strategist di VMware, “stiamo vedendo i criminali informatici adottare uno stile di attacchi che cercano di causare interruzioni nella vita delle persone”. L’attacco a Colonial Pipeline che ha generato una carenza di carburante lungo la costa orientale degli Stati Uniti e l’attacco al sistema sanitario irlandese che ha causato la chiusura degli ospedali dell’intero Paese sono solo l’inizio.

Gli autori degli attacchi prenderanno di mira industrie critiche in settori come l’energia, la sanità e la finanza con l’intento di seminare il panico, incassando così il pagamento di un riscatto. I risultati di un attacco riuscito possono essere costosi e pericolosi e vanno da interventi chirurgici cancellati e ambulanze dirottate in altri luoghi a persone che aspettano ore in una stazione di servizio per fare rifornimento di carburante. Questa sarà un’area di reale interesse per gli stati-nazione, con l’intento di causare disordini all’estero.

Sarà messo a segno un attacco ransomware contro un’azienda Fortune 500

“Mentre le organizzazioni mettono in atto la segmentazione della rete per fermare la diffusione del ransomware, gli aggressori si sono evoluti per sfruttare le credenziali e muoversi in tutta la rete senza ostacoli. Con un set di credenziali valide, gli aggressori possono realizzare gran parte delle loro attività nefaste senza sollevare un solo allarme” ha dichiarato Tom Gillis, SVP and GM of VMware’s network and advanced security business group di VMware

Se il 2021 è stato l’anno dello Zero Day, il 2022 sarà l’anno dello Zero Trust

Il 2021 è stato l’anno del più alto numero di Zero Day mai registrato, con una massiccia proliferazione di strumenti di hacking, vulnerabilità e capacità di attacco sul Dark Web. “Come risposta, il 2022 sarà l’anno del modello zero trust, in cui le organizzazioni verificano tutto invece di fidarsi che sia sicuro. I governi e le organizzazioni adotteranno una mentalità zero trust con il presupposto che alla fine saranno violati. Un approccio simile sarà un elemento chiave per respingere gli attacchi nel 2022” ha dichiarato Eric O’Neill, National Security Strategist, VMware.

Gli attacchi supply chain sono appena iniziati

Nel luglio 2021, mentre il mondo stava ancora facendo i conti con la devastante violazione di SolarWinds, la banda del ransomware REvil ha sfruttato uno zero day in Kaseya VSA per lanciare un attacco alla supply chain dei suoi clienti. Nessuno di questi attacchi è stato un caso isolato, il che significa che i team di sicurezza devono prestare maggiore attenzione alla minaccia dell’island hopping.

“Nel 2022, possiamo aspettarci che i cartelli del crimine informatico continueranno a cercare modi per dirottare la trasformazione digitale delle organizzazioni per distribuire codice dannoso, infiltrarsi nelle reti ed entrare nei sistemi di tutto il mondo. I difensori e le organizzazioni dovranno monitorare le reti e i servizi in modo vigile per attività sospette e potenziali intrusioni. L’implementazione di pratiche associate alla filosofia Zero Trust come la micro-segmentazione, la caccia alle minacce e le capacità di telemetria avanzate possono aiutare a garantire che le organizzazioni non siano la porta d’ingresso o la vittima di un attacco gravemente dannoso” ha dichiarato Tom Kellermann, Head of Cybersecurity Strategy di VMware.

Le minacce interne rappresentano una nuova sfida per le organizzazioni

L’enorme numero di dipendenti che lasciano il loro lavoro e che potenzialmente hanno ancora accesso alla rete o ai dati proprietari ha creato non pochi problemi ai team IT e di sicurezza incaricati di proteggere l’organizzazione. Secondo Rick McElroy, Principal Cybersecurity Strategist di VMware, le minacce interne sono diventate una nuova sfida per le organizzazioni che cercano di bilanciare il turnover dei dipendenti, l’inserimento dei nuovi assunti e l’uso di app e piattaforme non autorizzate. Nel 2022 McElroy si aspetta che aumenterà il numero di incidenti dovuti a minacce interne. Gli aggressori inizieranno anche a prendere di mira i dipendenti per portare a termine i loro attacchi o per diffondere ransomware. Di conseguenza, vedremo nuovi protocolli e linee guida per permettere alle organizzazioni di mantenere le reti e i dati sensibili protetti.

Linux diventerà un obiettivo chiave per i criminali informatici

Linux alimenta la maggior parte dei carichi di lavoro cloud e il 78% dei siti web su Internet. A causa di questo, il sistema operativo basato su Linux è diventato il driver chiave dietro quasi tutti i progetti di trasformazione digitale intrapresi dalle organizzazioni. Questo rende la sicurezza degli ambienti Linux critica, dato che i cattivi attori hanno sempre più iniziato a prendere di mira gli host basati su Linux con varie minacce, da RAT e web shell a cryptominer e ransomware. “Molte organizzazioni concentrano la propria attenzione sul malware basato su Windows e potrebbero accorgersi troppo tardi di questa minaccia emergente” ha dichiarato Giovanni Vigna, Senior Director of Threat Intelligence di VMware.

Gli avversari esfiltreranno dati da ambienti multi-cloud non sicuri

Con gli ambienti multi-cloud in aumento, la superficie di attacco continuerà a espandersi. Questo creerà una maggiore proliferazione di porte e protocolli comuni che saranno utilizzati dagli attaccanti per muoversi lateralmente ed esfiltrare i dati una volta all’interno della rete di un’organizzazione. Chad Skipper, Global Security Technologist di VMware, è convinto che nel 2022 vedremo i criminali concentrare i propri sforzi nel vivere e nascondersi nel rumore comune delle reti di un’organizzazione. “Avere visibilità in questo rumore per identificare l’avversario diventerà più essenziale che mai nella difesa degli ambienti multi-cloud di oggi”. 

Le organizzazioni si faranno sorprendere sui principi base della cyber hygiene

Il più grande ostacolo a una sicurezza informatica efficace non è il numero di attori malintenzionati, ma l’incapacità delle organizzazioni di mettere in pratica i cinque principi basilari della cyber hygiene, che Rodolfo Rotondo, Business Solution Strategist Director EMEA VMware, riassume così:

  • Privilegio minimo: non tutti hanno effettivamente bisogno degli stessi livelli di accesso. Un buon metodo di lavoro in sicurezza è concedere all’utenza del dipendente solo gli accessi di cui ha effettivamente bisogno.
  • Micro Segmentazione: dividere la rete in segmenti e aree circoscritte mantiene l’intero sistema protetto e garantisce che i punti di accesso non siano vulnerabili agli attacchi. Non bisogna trascurare il perimetro, ma non si può fare affidamento solamente su questo.
  • Crittografia: se tutto il resto fallisce, la crittografia è l’ultima arma a disposizione. Mettere in atto una cyber hygiene di base significa crittografare file e dati prima della condivisione.
  • Autenticazione multi-fattore: più l’autenticazione diventa personale, più le reti saranno sicure. Dopotutto, è molto più complicato rubare l’impronta del pollice piuttosto che un codice pin.
  • Patching: aggiornare costantemente i sistemi è fondamentale. I malware si evolvono diventando sempre più sofisticati ed è imprescindibile essere pronti a fronteggiarli con gli upgrade che i service provider rilasciano a tale scopo.

Fonte:COMPUTERWORLD 

Multi-cloud, innovare E mantenere il controllo dell’IT: 5 modi in cui il Canale può essere di aiuto

Multi-cloud, innovare E mantenere il controllo dell’IT: 5 modi in cui il Canale può essere di aiuto

Nell’era multi-cloud le organizzazioni non dovrebbero scendere a compromessi sugli obiettivi che si sono posti: il Canale può essere d’aiuto

Quando si tratta di investimenti IT, il processo decisionale è diventato più complicato a causa della complessità tecnologica. Le organizzazioni lottano ancora tra due imperativi contrastanti: innovare o mantenere il controllo dell’IT? Raggiungere la libertà di eseguire applicazioni sul cloud prescelto o mantenere il controllo dell’ambiente e della spesa? In questo scenario, si parte ancora dal presupposto che non si possano avere entrambe le cose.

Eppure, le aziende dovrebbero poter ottenere sia l’una sia l’altra cosa, ovvero ciò che il nostro CEO Raghu Raghuram ha definito, durante il VMworld appena concluso, il potere dell’“AND”. Ora, per la prima volta, le aziende non devono più scendere a compromessi: il successo del business digitale richiede entrambe le cose, richiede l’approccio ‘AND’. Come ha dichiarato Raghu: “crediamo che ogni azienda debba avere libertà E controllo sul proprio business multi-cloud”.

Questa è la grande opportunità che spetta ai partner: sostenere i clienti nello sfruttare una nuova libertà ritrovata, con una piattaforma e servizi che rendono possibile AND.

Ma cosa significa tutto questo in pratica? Muovendoci verso l’era dell’innovazione E del controllo, voglio condividere cinque punti chiave che possono essere di aiuto a tutti i partner che desiderano cogliere l’immensa opportunità che questo potere dell’AND può portare al loro business e a quello dei loro clienti:

  1. Un’organizzazione a lungo termine

In VMware siamo sicuri che il multi-cloud sarà il modello da seguire per i prossimi 20 anni, ma ci rendiamo conto che l’adozione di un simile approccio non rappresenta di certo un impegno a breve termine, nemmeno quello che coinvolge le relazioni tra i nostri partner e i loro clienti che percorrono questo viaggio insieme. Il valore per il cliente è più importante che mai. Ecco perché l’enfasi sui servizi è essenziale.

Il multi-cloud non è solo tecnologia. Come ha dichiarato uno dei nostri partner al VMworld: “non si può comprare il cloud”. Ciò che i clienti acquistano è un servizio o un insieme di capacità – tra le migliaia di configurazioni e opzioni disponibili – che si adattano a loro e alle loro esigenze specifiche.

Mi spingo anche oltre: qualsiasi conversazione sul cloud oggi non dovrebbe nemmeno iniziare con il cloud. Dovrebbe iniziare piuttosto dall’applicazione, per chiedere: cosa volete che faccia l’applicazione? Cosa volete che faccia in futuro? Quali sono i vostri obiettivi di innovazione?

Lavorando con il cliente per capire le sue esigenze, i partner possono offrire la guida e i consigli su quali servizi e capacità siano i più adatti per loro. Perché, con una piattaforma multi-cloud per tutte le applicazioni, la scelta è veramente estesa.

  1. Combattere la paura della flessibilità

Scelta e flessibilità offerta possono essere intimidatorie per i clienti, il che è piuttosto comprensibile dopo anni di rigidità intorno alla selezione del cloud. È qui che i partner possono aiutare a costruire quella fiducia.

Effettuando valutazioni dell’ambiente specifico di un cliente, possono vedere molto più chiaramente dove e come il multi-cloud può fare la differenza.

Questa fiducia è fondamentale per aiutare i clienti a passare da un approccio difensivo sulle implementazioni del cloud – in risposta a un cambiamento forzato – a uno molto più proattivo. O, come lo chiamiamo noi, passare dall’essere cloud-first a essere cloud-smart. Si comincia e si finisce con l’esigenza di business e solo successivamente ci si concentra sulla scelta del cloud più adatto ai propri obiettivi.

Le aziende devono smettere di pagare per funzionalità che non usano. Lavorando fianco a fianco dei partner, le organizzazioni possono identificare le funzionalità realmente necessarie e riallocare così il budget risparmiato verso quegli investimenti in innovazione che permetteranno loro di capitalizzare meglio le nuove opportunità di business e di sfruttare tutto il potenziale delle nuove tecnologie.

  1. Guadagnare un vantaggio competitivo con l’edge

Una tecnologia che è esplosa negli ultimi anni e che non può più essere ignorata quando si parla di cloud nell’ambiente distribuito di oggi è l’edge. Le organizzazioni desiderano distribuire i carichi di lavoro su più cloud e per questo si stanno spostando verso l’edge, spingendo applicazioni e servizi più vicini a dove le persone, i dati e i dispositivi si collegano al mondo digitale in rete.

Non è certamente un’impresa da poco, questa. L’edge è un ambiente relativamente nuovo e complesso che i clienti devono ancora imparare a gestire. Per esempio, con l’AR/VR, i veicoli connessi e i giochi immersivi sempre più diffusi, sta parallelamente emergendo un nuovo tipo di carico di lavoro – le app edge-native – che deve essere eseguito nell’edge per funzionare al meglio.

L’edge è diventato uno dei luoghi in cui i partner possono davvero realizzare un vantaggio competitivo, per se stessi e per i loro clienti. VMware sta aiutando clienti e partner a navigare in questo viaggio dal data center al cloud all’edge.  Ci aspettiamo quindi di vedere molto interesse verso l’edge in futuro.

  1. L’importanza di Kubernetes

Secondo IDC (1), entro il 2025 più del 90% delle applicazioni sarà cloud native, quasi due terzi delle imprese saranno produttori di software (con codice distribuito quotidianamente), e ci saranno 1,6 volte più sviluppatori di oggi. Tuttavia, per affrontare il futuro che ci aspetta, dobbiamo trovare un modo per mettere la piattaforma Kubernetes nelle mani di più sviluppatori e ingegneri DevOps.

È necessario, inoltre, risolvere la mancanza di competenze nelle aziende, che rappresenta ancora la barriera numero uno all’adozione di Kubernetes come piattaforma per l’esecuzione di app cloud-native. Per questo, abbiamo lanciato Tanzu Community Edition per facilitare i clienti nel passaggio al cloud in modo più rapido e sicuro e accelerare così la modernizzazione delle applicazioni.

I partner possono aiutare i clienti a identificare le applicazioni più importanti per i propri requisiti di modernizzazione e creare così un migliore allineamento tra Dev e Ops in modo che entrambi lavorino insieme per offrire i migliori software e in maniera continuativa. Possono anche alleggerire gli sforzi di modernizzazione delle applicazioni combinando competenza tecnica con la consulenza professionale.

  1. Offrire un ecosistema forte e collaborativo

Per offrire supporto e guida ai clienti nell’era multi-cloud è necessario comprendere che ogni partner non può, di fatto, fare “tutto per tutti”. Questo è il motivo per cui abbiamo indirizzato i nostri sforzi nella costruzione di una comunità di partner di grande valore e con competenze da offrire in ogni fase del ciclo di vita del cliente e abbiamo realizzato VMware Cloud Marketplace. Questo nuovo servizio permette ai clienti di acquistare soluzioni certificate e convalidate dei partner direttamente dal VMware Marketplace e di distribuirle agli endpoint VMware.

Come ha affermato Giulio Morandini, CEO di R1: “Il Partner-to-Partner Accelerator è stato un vero e proprio game-changer per il nostro business, premiandoci per l’impegno con le organizzazioni di partner complementari che ci permettono di offrire sul mercato soluzioni di valore fondamentali per la trasformazione SaaS dei nostri clienti”.

Un singolo partner non è in grado di offrire da solo tutto il valore e le potenzialità del multi-cloud. Queste community danno loro la possibilità di concentrarsi su un’offerta altamente differenziante e specializzata, di espandere le capacità come e quando vogliono e coinvolgere altri partner specializzati quando necessario.

Quando parlo di specializzazioni mi riferisco, per esempio, alla sovranità dei dati. Un ambito che Sylvain Rouri, Chief Sales Officer di OVHcloud, ha sottolineato essere “in cima alle preoccupazioni delle aziende di tutto il mondo. Tutte condividono una forte volontà di riprendere il controllo”. Quando si tratta di cloud, le persone hanno tradizionalmente sofferto di problemi di fiducia; avere quindi accesso a competenze sulla sovranità dei dati all’interno del proprio ecosistema di partner rappresenta oggi più che mai un vero valore aggiunto.

Il cliente al primo posto, guidato dai partner

L’altro grande messaggio del VMworld 2021 è stato “Customer-first, partner-led“. Non possiamo andare verso un futuro multi-cloud – dove offrire a ogni azienda la potenza di AND – senza la spinta, la competenza, la passione e l’impegno del nostro ecosistema di partner. Viceversa, c’è per loro l’opportunità straordinaria di mettere a disposizione competenze e risorse uniche per offrire valore al cliente in un mercato dinamico, tanto complesso quanto emozionante.

(1) IDC FutureScape: Worldwide IT Industry 2020 Predictions

Fonte: TopTrade. A cura di Roberto Schiavone, Alliance & Channels Country Director, VMware Italia

Workspace ONE – (On-Premises) Aggiornamento script APNs

Workspace ONE – (On-Premises) Aggiornamento script APNs

(On-Premises) Il 26 settembre 2021 scadranno i certificati APNS che vengono usati dalla console Workspace ONE / Airwatch per comunicare con i dispositivi iOS.
Senza il rinnovo non sarà possibile mandare messaggi push alle applicazioni VMWare.
Chi è in possesso di Workspace ONE UEM On-Premises deve aggiornare i certificati APNs eseguendo sul database la query che potete scaricare qui di seguito:

Link script rinnovo APNs

Nessun Impatto per chi utilizza il sistema in SAAS.

A questo link la comunicazione ufficiale di VMware

 

Quando i partner di canale sono (quasi) tutto: viaggio a volo d’uccello nell’ecosistema VMware

Quando i partner di canale sono (quasi) tutto: viaggio a volo d’uccello nell’ecosistema VMware

Con Roberto Schiavone entriamo nell’articolato e multiforme ecosistema di canale VMware, dove la regola sono i percorsi chiari alla redditività e i partner non sono divisi per tipo ma per area di competenza e specializzazione. E dove adesso esiste anche un blog tutto nuovo dedicato alla comunità italiana: Cloudprovider.biz

Di Roberto Schiavone, Alliance e Channel Manager per l’Italia di VMware, approfittiamo per un volo panoramico sull’ecosistema dei partner di canale, pietra angolare delle strategie aziendali: un ecosistema ampio e variegato e che per questo ci facciamo spiegare.

“VMware si basa sull’ecosistema dei propri partner per guidare i clienti nel percorso verso la digital transformation, l’adozione del cloud e le applicazioni moderne – attacca Schiavone –. Certamente possiamo definire VMware un’azienda che, con pochissime eccezioni, opera esclusivamente avvalendosi dei propri partner di canale, oltre mille in Italia. Parliamo di un ecosistema articolato e multiforme in cui si muovono system integrator internazionali, system integrator locali, distributori di informatica, cloud provider locali, telco operator, hardware vendor e recentemente anche i così detti hyperscalers quali AWS, Google Cloud, Microsoft Azure e Oracle cloud che vedono in VMware un partner importante per accelerare l’adozione del cloud dei clienti italiani”.

Punto uno: percorsi chiari alla redditività

Articolato e multiforme è lo scenario che disegna Schiavone quando si tratta di definire quali tipologie di operatori supportano il modello di go-to-market di VMware.

“Ferma restando l’eterogeneità dell’ecosistema dei partner VMware, con la recente introduzione del nuovo programma di canale Partner Connect ci siamo posti l’obiettivo di offrire ai nostri partner percorsi più chiari alla redditività, scelta nell’accesso al portfolio e risorse VMware, possibilità di indirizzare le esigenze dei clienti attraverso soluzioni innovative. Tutto questo attraverso un programma coerente e unificato sia che i nostri partner siano indirizzati alla rivendita di software o servizi in sottoscrizione, alla gestione o erogazione di propri servizi cloud e multicloud, o per fornire servizi professionali e servizi gestiti a valore aggiunto ai clienti. Percorsi, questi, non necessariamente in sovrapposizione, ma che anzi notiamo essere sempre più fluidi e intercambiabili e che permettono ai nostri partner di indirizzare i propri obiettivi di business e visione strategica”.

Ai partner chiediamo sempre più competenza e specializzazione

Un punto pare chiaro: ai partner sempre più spesso vengono richieste competenze, e competenze specialistiche.

“Il mercato e le esigenze dei clienti, dalle grandi organizzazioni alla piccola e media impresa, mutano continuamente e la necessità di competenze specifiche nel percorso di digitalizzazione delle aziende richiede sempre più che i partner siano in grado di affiancare i clienti nell’intero ciclo di vita della loro trasformazione e adozione tecnologica. Dal design all’implementazione, manutenzione e aggiornamento continuo delle applicazioni, alla gestione evoluta dei dispositivi e di come questi con una rete intelligente raggiungono le soluzioni applicative, passando ancora per modelli ormai maturi di delivery e implementazione come l’hybrid cloud o il muticloud, il tutto con elevati standard di protezione. In questo contesto VMware ha meno bisogno di partner generalisti o transazionali, ma più di specialisti e competenti, di partner che investano più selettivamente su aree precise in cui erogare un maggior valore aggiunto. Ecco perché categorizziamo e valorizziamo i partner per area di competenza e non più per tipologia di partner”.

Aree di competenza, livello base e livello master

Visto che di specializzazione si parla, ci sono degli ambiti nei quali VMware chiede ai suoi partner quel “quid” in più.

“I progetti e, di conseguenza, le aree di competenza e i percorsi che VMware ha definito per i propri partner sono quelli inerenti alle aree tecnologiche hybrid cloud e multicloud, la modernizzazione delle applicazioni, il virtual networking e security e il modern digital workspace. Queste aree di investimento, alla base della strategia di VMware, costituiscono di fatto il framework sul quale si basa la piattaforma digitale richiesta dai nostri clienti per implementare la propria strategia digitale e sulla quale chiediamo ai nostri partner di sviluppare le competenze attraverso percorsi ben definiti”.

Per ogni area tecnologica VMware ha definito dei livelli di competenze che hanno lo scopo di riconoscere entrambi gli skill tecnici e di vendita, la competenza nell’implementazione e gestione del progetto e di conseguenza la soddisfazione del cliente misurata sui risultati di business.

Per un partner VMware, il raggiungimento progressivo delle competenze consente di rafforzare le proprie capacità e per i clienti finali la sicurezza di affidarsi a partner competenti e affidabili.

In particolare, VMware offre al mercato attraverso i partner due tipi di competenze: le Solution Competencies, che sono il primo passo per il raggiungimento delle skill tecniche e commerciali sulle specifiche aree tecnologiche e includono training di vendita, prevendita e post-vendita; e le Master Services Competencies, che richiedono il raggiungimento di un livello di certificazioni avanzato e la prova di capacità e competenze di alto livello convalidata dai clienti. Per conseguire il livello Master, il partner deve dimostrare esperienza e capacità di erogazione dei servizi fornendo referenze per progetti cliente ultimati di recente.

Adesso c’è anche un blog dedicato alla comunità dei partner italiani

Tra le tante attenzioni che VMware riserva al canale c’è anche un blog tutto nuovo interamente dedicato alla comunità dei partner italiani.

“CloudProvider.biz è il nuovo progetto, tutto italiano, dedicato alla community dei partner VMware interessati a estendere le proprie opportunità di business con hosted e/o managed services, differenziare la propria offerta con soluzioni gestite su misura per i propri clienti e al tempo stesso incrementare il profitto netto fornendo servizi ad alto valore aggiunto. Il progetto è uno spin-off verticale di ZeroUno del gruppo Digital360, nato in collaborazione con VMware, che si propone di offrire ai partner cloud & managed provider informazioni rilevanti di mercato, approfondimenti tecnici e documentazione di dettaglio per aiutarli a cogliere le opportunità abilitanti la trasformazione digitale delle imprese. Dalla governance di ambienti ibridi e multicloud, alle nuove architetture applicative basate su microservizi e container, senza tralasciare le nuove sfide che le aziende devono affrontare in ambito cybersecurity: sono alcune delle tematiche che vengono approfondite all’interno del portale per aiutare i partner VMware ad espandere in modo profittevole le proprie opportunità di business concentrandosi sulle richieste di adozione e affiancamento richieste dai clienti finali. Abbiamo anche pensato anche a un’area partner riservata con una ampia scelta di documentazione selezionata appositamente per guidare i nostri partner all’adozione e implementazione incrementale di soluzioni e servizi ad alto valore aggiunto”.

Fonte: NetworkDigital360 intervista a Roberto Schiavone

Workspace ONE UEM – Gli ultimi aggiornamenti di Windows potrebbero influire negativamente sulle funzionalità di Workspace One UEM

Il 3 marzo 2021 VMware ha pubblicato una kb in cui comunica che alcuni recenti aggiornamenti di Windows impattano le funzionalità legate al Secure Channel di Workspace One. Il problema riguarderebbe tutte le versioni di Workspace One UEM.

VMware pubblicherà le patch necessarie a risolvere il problema. Si consiglia di tenere monitorata la KB in modo da poter applicare la patch appena disponibile.

A questo link potete trovare la comunicazione ufficiale di VMware con i dettagli.

 

 

 

Workspace ONE UEM – Patch Urgente da applicare su alcuni ambienti On-Premises

Il 28 Gennaio VMware ha pubblicato una kb che indica di applicare urgentemente una patch a tutte le versioni di UEM inferiori alla v20.08

La problematica ha impatti sui server con le versioni elencate nella KB dal 28 gennaio se vengono fatti riavvii.

A questo link potete trovare la comunicazione ufficiale di VMware con i dettagli.

Workspace ONE UEM – Importanti cambiamenti per la modalità COPE in Android 11

Workspace ONE UEM – Importanti cambiamenti per la modalità COPE in Android 11

Google ha annunciato forti cambiamenti per la gestione dei device Android 11 in modalità COPE.
VMware di conseguenza ha già rilasciato una KB dove vengono evidenziati tutti i punti e indicate le linee guida da seguire.

A questo link potete trovare la comunicazione ufficiale di VMware

Vi invitiamo a visionare quanto riportato nell’articolo il prima possibile perchè potrebbero esserci impatti immediati sui dispositivi.
Workspace ONE – (On-Premises) Aggiornamento script APNs

Workspace ONE – (On-Premises) Aggiornamento script APNs

(On-Premises) L’11 ottobre 2020 scadranno i certificati APNS che vengono usati dalla console Workspace ONE / Airwatch per comunicare con i dispositivi iOS.
Senza il rinnovo non sarà possibile mandare messaggi push alle applicazioni VMWare.
Chi è in possesso di Workspace ONE UEM (il nuovo nome di Airwatch) On-Premises deve aggiornare i certificati APNs eseguendo sul database la query che potete scaricare qui di seguito:

Link script rinnovo APNs

Nessun Impatto per chi utilizza il sistema in SAAS.

A questo link la comunicazione ufficiale di VMware

 

 

Workspace ONE UEM – Upgrade prima di Novembre 2020 per supporto APNs su HTTP/2

A partire da Novembre 2020, Apple terminerà il supporto per le comunicazioni APNs in modalità legacy.

Consigliamo a tutti i clienti con versione di Workspace One UEM inferiore alla 19.07.0.59 di effettuare l’upgrade dell’ambiente per evitare blocchi o malfunzionamenti con dispositivi Apple.

A prescindere dalla versione installata è opportuno verificare che la comunizacione APNs su HTTP/2 sia correttamente funzionante
APNs Test

A questo link potete trovare la comunicazione ufficiale di VMware

Differenze tra Business Continuity e Disaster Recovery: VMware Horizon può aiutarti per entrambe

Differenze tra Business Continuity e Disaster Recovery: VMware Horizon può aiutarti per entrambe

Alla luce dei recenti eventi, molte organizzazioni stanno attraversando un periodo di forte imprevedibilità. Un numero sempre maggiore di esse, infatti, ha cancellato eventi e meeting, attuando politiche di smart working e ritrovandosi a testare la propria preparazione nella gestione delle conseguenze di eventi inaspettati. In questo articolo identificheremo le differenze che intercorrono tra disaster recovery e business continuity e le soluzioni che possono aiutare la tua azienda a rimanere operativa ed efficiente anche in tempi di così grande incertezza.

Se guardiamo alle diverse ragioni che spingono i clienti a utilizzare la virtualizzazione di desktop e applicazioni, alcune di queste hanno un impatto decisamente più immediato di altre. La sicurezza, l’eliminazione dei dati “at rest”, il lavoro da remoto, le fusioni e le acquisizioni, le applicazioni, i follow-me desktop e molto altro ancora sono tutti elementi preziosi per le organizzazioni. Altri, come il disaster recovery e la business continuity, rivelano il loro valore solo quando necessari.

Ma qual è la differenza tra disaster recovery e business continuity? Anche se questi processi potrebbero apparentemente sembrare identici – dopo tutto, entrambi fanno sì che gli utenti siano messi in condizione di continuare a lavorare anche in caso di eventi imprevisti e interruzioni – il disaster recovery e la business continuity presentano sostanziali differenze.

Che cos’è il Disaster Recovery?

Il disaster recovery entra in azione a seguito di un evento inaspettato che colpisce la tua infrastruttura. Un tornado che distrugge un data center o un’interruzione di corrente, ad esempio. In uno scenario di disaster recovery, è probabile che sia necessario che i carichi di lavoro vengano spostati rapidamente in un altro luogo. Con i PC tradizionali, le aziende possono utilizzare “siti caldi” localizzati altrove in grado di essere pronti in caso di emergenza. Questi ultimi non solo sono costosi da mantenere, ma devono anche essere ragionevolmente vicini agli utenti; così vicini che potrebbero anche essere colpiti dallo stesso disastro. Lo spostamento dei desktop e delle applicazioni nel data center o nel cloud pubblico permette a questi carichi di lavoro di girare più velocemente e di essere accessibili da remoto, anche in caso di eventi inattesi.

Che cos’è la Business Continuity?

La business continuity si riferisce invece a situazioni in cui l’infrastruttura rimane intatta, ma subentra una variabile che impedisce ai propri dipendenti di lavorare normalmente. Bufere di neve o uragani sono buoni esempi, ma ci sono molte altre ragioni per cui un’interruzione potrebbe costringere i lavoratori a rimanere a casa. Se un’azienda utilizza desktop tradizionali accessibili solo dall’ufficio, un’interruzione di questo tipo potrebbe essere disastrosa, ma, grazie alla virtualizzazione dei desktop e delle applicazioni, gli utenti possono semplicemente connettersi ai loro desktop e alle applicazioni da casa.

In entrambi i casi, l’implementazione di desktop e applicazioni virtuali dal data center con VMware Horizon piuttosto che l’utilizzo di mezzi più tradizionali come i PC fisici, consente all’organizzazione di essere più flessibile e adattabile nel caso si verifichi un impedimento o un’interruzione di qualsiasi genere. Se i desktop e le applicazioni virtuali rappresentano il metodo principale con cui i dipendenti svolgono il proprio lavoro, la loro esperienza sarà esattamente la stessa indipendentemente da dove si trovano, il che riduce ancora di più l’impatto di eventuali interruzioni inaspettate!

Horizon può aiutarti in entrambe le situazioni

VMware Horizon offre una piattaforma flessibile in grado di adattarsi ai casi di utilizzo più quotidiani, fornendo al contempo funzionalità aggiuntive a supporto del disaster recovery o della business continuity. Fornendo un unico pannello di controllo e un set di servizi cloud-based, le aziende possono implementare desktop virtuali e applicazioni in ambienti vSphere on-premises, VMware Cloud on AWS e Microsoft Azure in contemporanea e con la stessa assistenza. VMware dispone anche di soluzioni di virtualizzazione dei desktop su IBM Cloud e soluzioni partner, il che significa poter realizzare ancora più flessibilità quando è maggiormente richiesta.

Con VMware Horizon, è possibile costruire rapidamente un ambiente di virtualizzazione desktop completo e agile per supportare gli utenti in qualsiasi situazione. Combinato a VMware Workspace ONE, la tua azienda può garantire un’esperienza utente coerente, una sicurezza zero-trust, comunicazioni continue tramite Workspace ONE Intelligent Hub e, soprattutto, produttività ininterrotta.

Se non hai ancora pianificato una strategia di disaster recovery o business continuity, potrebbe essere il momento di iniziare a pensare a come la tua organizzazione possa affrontare questo genere di scenari potenzialmente dirompenti.

Fonte: VMware Italy